La fine di un sogno in alluminio
L’A8 è finita dal 2011, per spinta, per capacità di dominare il mercato, per la forza di essere desiderabile.

L’A8 è finita dal 2011, per spinta, per capacità di dominare il mercato, per la forza di essere desiderabile.
Fino alla fine degli anni ‘90, esistevano ammiraglie che sapessero rappresentare il meglio di un Marchio, e che riuscissero ad essere uno status symbol, desiderabile.
Poi, sono diventate improvvisamente automobili da autista, ed è quello che ora sta accadendo ai SUV.
Se moriranno i SUV, la cosa ci interesserà poco, tranne alcune eccezioni, Stelvio in primis.
Mala fine di un sogno viaggiante, come l’A8, rappresenta un lutto.
La vogliamo celebrare così: prima serie, S8.
Di colpo, tutto il resto scomparve dai radar.
La Serie 7 perse ogni appeal, la W140 era già da oligarca russo emergente, mentre la Jaguar continuava a occupare una nicchia nella nicchia.
Nel ‘93, prima con la ASF, e nel ‘95, con il debutto sul mercato della A8 4.2, Ingolstadt ha spostato le regole.
Poi, ha deciso di dimenticarsele.
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